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Scrittura necessaria

#2

Una nuova guerra fredda e una fantomatica medicina per annullare i bisogni collettivi e personali, un modo solidale di rendere tutti neutri, asserviti alla Forma Maggiore. La Grande Materia.

Tanto altro ancora ma non trovo il foglio dove avevo annotato tutto, il disordine.

E allora tanto vale scrivere di cazzate quando trovo come ora il tempo.

E allora non ero più abituato a Bologna continuativa, avevo perso il contatto quotidiano e l’abitudine. E allora un po’ è stato tosto vedere la grandissima e sconfinata massa di super fighe e fighi alternativv.

Il Robot Festival è proprio ben realizzato, quasi perfetto, di sicuro uno dei migliori festival italiani, anche se sì insomma è anche facile vincere questa palma per mancanza di alternative valide. Bella parola alternative in questo contesto semantico.

E poi alla fine sono solo i discorsi generici sentiti e risentiti sul fatto di omologarsi sempre e comunque, una noia mortale. L’individualismo viene scartato e riempito di piscio per ragioni morali; da altre parti si esalta in maniera esagerata con conseguenze opposte. La via di mezzo non esiste.

E io ci provo cavolo, compro le magliette dei gruppi che mi piacciono e i vestiti che mi sembrano fighi quando ho i soldi per farlo. Insomma mi piace quella cosa chiamata Cultura, mi piacciono parecchio gli eventi dove si esalta la Cultura. Ovviamente con delle distinzioni in merito. Ci provo dai, mi piace da morire pure la witch house ma ho la sfiga che qui in Italia non se la caga nessuno perchè un po’ sì fa cagare; e allora?.

E si notano tante cose se ci ferma a guardare certi spettacoli. Gli sfondi spesso non sono molto edificanti e uno può riderci tranquillamente sopra.

Le conclusioni sono che il divertimento di entrare in certi luoghi non ha prezzo, come la pubblicità della MasterCard.

Ragazze truccate con super dosi di petrolio, ragazzi iper volutamente effemminati con maglie scollate e baffetti curati. Fauna di primissima scelta e nudità varie. Una cosa adorabile è l’osservazione di tutto ciò.

Il rovescio della medaglia è che manca rilassatezza, manca la gioia dell’ascolto disinteressato e tutto si confina nell’esserci. La rilassatezza non esiste ed è colpa nostra non del sistema come spesso è comodo e facile dire

Ricco, ormai sono ricchissimo.

Tra poco sono in vacanza e tornerò a scrivere. Leggendo cose in continuazione non c’è spazio mentale di scrivere.

Però sono ricco ormai.

Mi sta molto sul cazzo la “poetica” di Vasco Brondi

Mi fa molto ridere la “poetica” di Nicky Vendola, scritto così il nome lo rende anche più alternative underground. Le risate che mi strappa sono le migliori del mondo

Alla fino sono vivo nonostante un campylobacter infame.

(via chaz2sexy)

Best antropologia della mia vita

“Una domanda seria. Ma perchè quando le persone sono innamorate sentono la necessità di baciarsi, è un fatto culturale o cosa?. Cioè ma secondo te è più biologico o culturale?” 

“Entrambe le cose”

“Sì diciamo entrambe che non sbagliamo sicuro”

Non-avere-nulla-da-dire

C’era la luce fioca quella sera, i grilli nei campi e le cicale, non avevo paura degli insetti quella volta perchè pensavo solo alla tua pelle e a come aggrapparmi.

C’è una scrivania, un computer, la mail del negozio di onoranze funebri, la cremazione e la morte, il dolore e la morfina, cotton stick cotoneve e fogli di diritto dell’informazione, vecchi fantasmi della primissima adolescenza - quelli che fanno sorridere almeno. I grilli ci sono ancora ma stavolta ho paura di quei dannati insetti schifosi. L’ecosistema italiano dà il vomito, e non è una frase moraleggiante del tipo di certi tipi nostalgici di Bertinotti che pensano alla Virtù come qualcosa di propria proprietà - ho altri difetti ma questo no.

Vuoto e necessità di farsi scorrere le cose addosso per un po’, frasi perfette, diagnosi sublime

Ci sarà il treno, il treno da prendere, come sempre cura stabilita.

Ps: l’altra notte non dormivo e pensavo e avevo idee buone non bloccate su un pezzo di carta, sono svanite. Stanotte quando non dormirò proverò a riprendere il discorso con me

C V L T S / R E A L I S E R

NON È AFFATTO MALE COME DISCO, NON È MOLTO ESTIVO MA È DA ASCOLTARE.

tornerò a scrivere con costanza maggiore.

Era la foschia della spiaggia alle primissime ore del giorno, l’orizzonte che non si coglie.
Stavanger, Norvegia. Terra strana, aurore boreali e soli nati in orari assurdi e morti a sorpresa. Karen dopo i suoi studi ad Oslo si rifugiava nella propria terra d’infanzia a riflettere sulle strade da intraprendere. Si alzava presto, prestissimo la mattina e andava a dormire più tardi possibile la sera per vivere il più possibile quell’aria e per riempire gli occhi di immagini vivide che si andavano a sovrapporre ad antiche luci, viste e percepite nelle camminate sulla spiaggia con la madre. L’estate e la genuinità del suo essere alla ricerca di un amore capace di essere qualcosa di più rispetto ad una semplice scopata. Un biglietto aereo per il nuovo, come un assegno scoperto sul quale mettere al posto della cifra un luogo. Il loop rilassato ma pungente di tastiere e field recordings che a volte tentano di trasformarsi in un motivo più strutturato, senza mai riuscirci. Barlumi dream pop dispersi nel mare magnum della ripetizione. Dead Peasants.
Una pioggia quasi continua e l’infinità umidità dei boschi, la stessa identica immagine di confini sfocati tra la vegetazione, l’occhio che cerca un punto di fuga tra i rami e tra le foglie. Zero autonomia, derisione, sofferenza e blocco sovietico a imprimere un marchio indelebile nelle anime dei sopravvissuti. Batumi, Georgia.
Una vita quasi al rallenty che non impedisce l’evasione, ricordare e superare i blocchi degli antenati. Katerina ha passato la sua infanzia in questi luoghi remoti lavorando per i genitori, con i sacrifici arrivò la possibilità dell’iscrizione all’università del capoluogo di regione. Tempi diventati più stringenti e spazi sempre più piccoli, la necessità di andare via, l’addio, un biglietto aereo in bianco. Il flusso ripetitivo finisce sotto la pelle e spinge la pelle stessa, ritornarsene un attimo a casa prima di partire ancora. Respirare a fondo e capire di doversene andare, alla ricerca di qualcosa, stamparsi nella retina le immagini di tutto e voltare le spalle, tintinnii in dispersione tra le improvvisazioni. Atm City. Suki.
L’aridità quasi soffocante dell’estate nei paesaggi desertici, cactus e palle di rovi lievemente sospinte. Tucson periferia, Arizona. Nick ha vissuto i suoi primi anni in un piccolo podere con i genitori, il padre protestante che estraeva il rame lo portava sempre a vedere i Phoenix Suns. La caccia non riuscì invece ad appassionarlo e dopo i suoi studi universitari ruppe con la famiglia che volevo bloccarlo a casa. L’ambiente esterno lo attraeva inesorabilmente, voleva visitare tutto il continente e parte dell’Europa e del Sudamerica alla ricerca di emozioni legittime ed esperienze sensoriali mutevoli in base al clima e ai lineamenti dei visi delle persone. Si era innamorato in giovane età e una volta consumata la fiamma andava ricercando un qualcosa in grado di rianimarlo. Il biglietto aereo in bianco come tratto distintivo di una generazione di viaggiatori, incollati al passato ma costretti a superarlo per migliorarsi. I cactus e il palazzetto pieno di tifosi, la faccia tirata di Mike D’Antoni in panchina. Rumori più forti, ritmi a tratti marziali e percussioni ipnotiche in grado di rapire. Questi erano i suoni della sua vita, sussurri tra i ritmi ripetuti fino allo sfinimento. Rumori sempre sul punto di esplodere che non esplodono mai, l’essenza dell’attesa. Psichedelia ovattata e carica di sfumature risplendenti, la materia del sogno. Brahma Weapons. Wamego Fluff. Sandstone Retreat.
Sull’aereo tra le nuvole compatte e intransigente senza possibilità di vedere sotto. Immersi in una sorta di schiuma densa Nick, Karen e Katherina stavano immersi nei loro sogni. I rumori di sottofondo degli altri sul velivolo non giungevano alle loro orecchie. Tre soggetti perfettamente compatibili a diverse latitudini e longitudini. Anime capaci di amarsi ponendo in prima piano il dare al posto dell’avere, anime che non si incontreranno probabilmente mai.
I pensieri deragliano continui, la consapevolezza della riflessione tra i rumori di sottofondo dei passeggeri. Velvet Dreams.

Farsi portare dal suono e non pensare più a nulla, diventare zero e non dover più fare nulla per un lasso indeterminato di tempo. Annullarsi nel suono e perdere volontariamente le coordinate, andare a sbattere senza farsi male. Roteare malamente senza preoccupazione. Interrompere senza rompere.

Quando ho tempo scrivo le cose che mi interessano, adesso non ho mai tempi e spazi come vorrei. Non si riesce

Mi trasmigra l’anima a Berlino a sentire queste cose. Si sta bene anche se fuori è caldissimo. Vuoi ballare?, ti avviso che ci sarà da sudare e che sarò molesto.

#1

La necessità dell’addio, momentaneo o totale che sia. Un cambiamento radicale, il taglio quasi come un investimento non voluto senza garanzia di riuscita. Perdere sicuramente, guadagnare forse.

Scuole per specializzarsi in essere specialisti di tutti. Nicchie indipendentiste create dal mercato, nuove ideologie attorno al capitalismo rigenerato.

Una città generica in cui essere catapultati .Più spinta di quella di Koolhaas.

Un mistico sufi riformatore, un nuovo concetto di religione. Una coppia tra i 60 e i 70 anni. Un personaggio maschile tra i 20 e i 30. Personaggi maschili e femminili di contorno da decifrare.

I raduni di massa agli eventi sportivi e citazioni musicali ovunque.

(Una complessità delirante ma è la strada che devo cercare)